In un Mondo capitanato da player dai nomi altisonanti esiste una consistente fetta di mercato rappresentata da marchi prestigiosi che hanno segnato la storia motociclistica mondiale e ancor più, con orgoglio, rappresentato per anni la tradizione del nostro paese.

L’italia e le sue sinuose colline Emiliane fanno da cornice a questo breve racconto che vede come protagonista l’ indiscussa Benelli Leoncino trail classe 500 che qui totalizza 4 podi con 1 un primo posto assoluto da me conseguito ed un terzo posto assoluto conseguito dal mio compagno di squadra Mirko team netgateadv.

Una moto minuta nel suo design, minimal come quello che ci si aspetta da una scrambler senza fronzoli.
Subito son stato attratto dalla sezione delle forcelle rovesciate, in apparenza quasi esagerate, generose, quasi a presagire la ciclistica di una moto che non desidera passare in ombra.

Un impianto frenante con doppio disco anteriore da 320 mm e uno al posteriore da 260 mm raccordati da una livrea fresca, fuori dal tempo, ne troppo moderna, e neppure qualcosa che stanca dopo poco.
Non ho avuto il tempo di radiografare i suoi particolari dettagli che già la chiave inserita chiamava la sua imminente messa in moto.
Giro di chiave ed inizio alle danze, un rombo che stupisce subito essendo un 500, suono corposo che sommato a quelle forcelle qualcosa davvero sarei dovuto aspettarmelo.

Il primo approccio inizia in autostrada dove si evidenziano tutti gli inevitabili difetti di una moto naked, freddo e vento non danno molto spazio all’immaginazione e poco dopo quei 100 km risultano interminabili e noiosi, scelgo quindi di scalare una marcia e inizio a farla trottare più allegramente… 178 Km/h sul tachimetro e 165 rilevati sul gps iniziano subito a stupirmi lasciando spazio e fiducia nel continuare ad osservare quello che ha da raccontarmi questa piccola e aggressiva scrambler.

L’indomani arriva veloce e l’aria di gara è palpabile, preparazione delle tracce e davanti a noi il percorso di gara di due giorni, 359 Km, 6 prove speciali, 79 waypoint da trovare; tracciati misti offroad per scrambler passando dalla ghiaia, asfalto, fango, strade bianche battute e tratti misti a tornanti di montagna.

Maschera ON e via, iniziamo a farla correre.

Subito il feeling di una moto SEMPLICE da guidare ma con un mordente nel motore incredibile, il posteriore su strade offroad fatica a scaricare a terra quasi fosse un monocilindrico innervosito. A renderla più mansueta sono i suoi 200 Kg circa di peso in ordine di marcia ma comunque le marce corte la fanno correre veloce e scattante e devi dosare il gas se non vuoi trovarti girato a 180° in direzione opposta al percorso intrapreso.

Ammetto che le gomme in dotazione (semistradali) non mi aiuteranno a percorrere quello che ci aspetta ma consapevole dell’handicap porto la pressione a 1.9 bar sia sull’anteriore che sul posteriore nella speranza di avere un feel più morbido, in ultimo un alleggerimento delle sospensioni intervenendo sui registri di precarico di forcelle e monoammortizzatore.

Rimuoviamo le gomme confort che rivestono i poggapiedi di serie i quali offrono già di dotazione una comoda dentellatura metallica che garantirà grip agli stivali durante la guida più serrata.

Il battesimo di gara inizia con un compagno di sfida che tornando indietro mi avverte della presenta di una salita impercorribile causa fango, lui era un Transalp 650 classe 2004 dotato di gomme tassellate, ed io una Benelli Leoncino con gomme semistradali. Il tornar indietro è per me quasi inconcepibile e conscio di quello che si sarebbe a me proposto procedo prudente.

Arrivo alla fatidica salita, una di quelle completamente ricoperta di quel fango argilloso, morbido che ti si incolla dappertutto e a completare il simpatico teatrino BMW GS 1250, Africa Twin CRF1000 ferme o mezze ribaltate. La mitica Africa non avrebbe minimamente fatto fatica, la conosco molto bene ;-), ma in questo caso, erano li ferme ed arenate.

Faccio un sospirone, punto il gas ed inizio a sperare di non scavarmi da solo una trincea…INCREDIBILE, la ruota posteriore pattina il giusto cerco di non variare mai la manopola del gas e la moto arranca e procede decisa, sotto al mio casco un sorriso a 36 denti ed occhi increduli dei miei compagni iniziano ad osservare questo piccolo demonio su due ruote in modo differente dal preconcetto iniziale.

Il parafango troppo basso invoca pietà ma cercando di procedere leggero la gomma sembra riesca a scaricare “per così dire” il fango in eccesso evitando di bloccarmi del tutto.
Non nascondo di aver fatto fatica ma due minuti dopo ero in cima, davanti a tutti e potevo pulire le gomme sul percorso di ghiaia successivo.

Da qui si scorre veloce, velocissimo ed è incredibile quanta potenza sprigioni questo piccolo bicilindrico, le forcelle anteriori, prestanti in strada, davvero prestanti, sono però troppo corte in escursione e troppo dure per l’off-road un po’ “allegro” e devo rinunciare a qualche Km/h di percorrenza se non voglio trovarmi presto con i denti a terra. Il posteriore si comporta in modo meno rigido e perdona qualche sconnessione “sopra la media”.

Arriva un percorso stradale e qui la moto offre il suo 100%. Un impianto frenante davvero importante, progressivo, presente e soprattutto, poche parole, POTENTE, ti permette di staccare in modo importante portando il posteriore a chiamare in continuazione l’abs che ti scongiura l’inevitabile blocco ruota, non ha frizione anti-saltellamento ma per quanto assurdo possa sembrare è talmente fluida la ciclistica che potrebbe anche essere utile averla.

Le curve risultano precise, l’inserimento molto fluido ed il baricentro basso ti permettono di impostare le traiettorie in modo “chirurgico” anche sui tornanti. Io e il mio compagno Mirko ci accorgiamo di aver sbagliato svolta e dobbiamo tornare indietro, qui conosciamo il forse unico grosso difetto di questa moto, non ha sterzo, un angolo di sterzo davvero ridotto che non aiutano agevolmente le manovre; ammetto però che forse per i ritmi d’uso serrati ai quali le abbiamo sottoposte, non ho mai accusato il problema, anche perché se lo avessi riscontrato in marcia, sarei inevitabilmente caduto a terra. Per un uso misto urbano potrebbe però rappresentare un problema concreto.

Fine della prima giornata e mi posiziono al primo posto nella classifica generale ed il mio collega Mirko a cavallo della sua Leoncino grigia poco sotto ma sempre in alto, nulla da dire su queste due piccole scrambler; se il nome può sembrare mansueto in verità hanno ben poco di docile se si apre il gas a full trottle.

Quello che mi fa apprezzare questa moto è che è “facile”, non spaventa un neopatentato e non annoia chi di moto ne ha provate diverse, un connubio di solidità e versatilità a mio avviso davvero ben riuscito.
Ulteriore sorpreso dai consumi, le abbiamo tirate al limitatore più e più volte facendole ruggire, eppure, consuma davvero pochissimo se rapportata a colleghe di genere e peso affine, Ducati scrambler, Guzzi V7.

La giornata numero 2 procede senza intoppi e i tracciati misti mettono alla prova sospensioni e motore che non accenna minimamente a perdere un solo scalpitante colpo.
La gara volge al termine e mi aggiudico il primo assoluto e Mirko il terzo assoluto sulla classifica generale.
Che si debba guidare in piedi o seduti, questa Benelli Leoncino, trail di sicuro, non deve stare ferma, ha una voglia incredibile di correre, e lo fa veramente bene ovunque essa si trovi.

Pregi: motore progressivo, prestante e facile, cambio preciso ad innesti brevi, frizione morbida e progressiva, impianto frenante anteriore estremamente performante, percorrenza in curva su asfalto ottima. Piacevole il feel di guida nel complesso, non ho percepito fastidiosi on-off in erogazione.

Difetti: mancanza di adeguato raggio di sterzo, ergonomia dei comandi luce/frecce poco ergonomici, sospensioni stradali ottime ma poco confortevoli in condizioni di gravel o offroad.

Una pagella veloce: voto 8. Tenendo anche conto del prezzo al quale viene proposta.